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- Il Sacro Macello di Valtellina - 22/23 -


(67) DE BURGO, P. 9: cioè da 30.000 franchi.

(68) Così attestava il loro oratore compar Giasone Fogliano in un petitorio al Ferer, consigliere segreto di Filippo IV. Ivi dice che il contado di Bormio non pagava ai Grigioni che 20 renesi, 20 bazzi e L. 400 di Milano ogn'anno. Una relazione del Botero parte 3, l. 1 Venezia 1618, dice nella giurisdizione di Bormio, che fa 10.000 anime, non vi essere tre case infette d'eresia.

(69) Il Quadrio vorrebbe contro il vero insinuare che si aveva riguardo alle donne come cose mobili per natura: che a Teglio otto donne e tre fanciulli rimasero per accidente sacrificati eccetera, ma non era egualmente un assassinio e su queste e sugli uomini?

(70) "Che fu il 19 di luglio 1620, giorno veramente fausto, et per tanta felicità degno d'essere annoverato tra gli più celebri dell'anno con solenni processioni", BALLARINI, Fel. Progr. etc. p. 10 "Come tanti Macabei confidati nel divino ajuto assalirono gli eretici... La qual impresa quanto sia stata accetta a Dio l'ha testificato con diversi miracoli, eccetera" Relazione manoscritta "Il che successe con tanta facilità e felicità, che ben si vide la mano di Dio assistente ad opera tanto santa: poiché in tutta la valle non si mossero più di 100 persone, sebbene ci fu consenso di tutti gli altri, et nondimeno ammazzarono tanto numero di heretici et officiali Grigioni". Supplica al re cattolico. "Di Teglio il fatto glorioso sgombra l'oscurità dell'eresia, abbellisce il cristianesimo, empie di gioja il mio cuore e d'altri fedeli, e tutte le lingue si debbono snodare per celebrarlo d'opera sì sublime ed alta, conveniente alla sublimità ed altezza ove siede". Il Rusco o descrizione del contado, eccetera. L'Alberti però nelle antichità di Bormio dice che "da prudenti fu lodata la rivolta, non già il modo". Fortissimum consilium quod vos ad salutaria arma capienda compulit, et Grisonum hereticorum jugum excutere suasit: faveat exercituum Deus pietati et fortitudini vestrae. Greg, XV breve del 9 marzo 1623. Ed il Quadrio diss. IV: "Parve che il cielo stesso dichiarar si volesse a favore del loro disegno, poiché dove tutta la notte caduta era abbondevole pioggia... si mostrò il cielo all'apparir dell'alba terso affatto d'ogni nube e sereno". Al fine del Vol. III degli atti e monumenti della Chiesa Gallicana 1631 in fol. è inserita una Storia delle stragi di Valtellina di Abbot, arcivescovo di Cantorbery.

(71) Informazione dei Bormiesi nel 1636.

(72) Ragioni e motivi del consiglio dai Valtellinesi preso eccetera. Milano, 1620. Fu poi ristampato in Germania con postille ed aggiunte pro, e contro.

(73) Giovan Antonio Paravicini successore del Rusca, nacque di padre riformato in Sondrio, fu rettore di Tirano, poi parroco di Poschiavo, e giovò a mantenervi i pochi cattolici, a ajutato anche di danaro dal cardinale Federico Borromeo: sostenne le inquisizioni del tribunale di Tosana, fu prevosto a Montagna, indi arciprete a Sondrio. Mandato poi a Lucerna per trattare gli affari della patria coi deputati di Spagna e Francia, si dirizzò invece a Roma. Ivi nel 1625 ottenne da Urbano VIII due barnabiti e sei Piaristi, coi quali voleva fondare a Sondrio un'accademia: ma i Cappuccini, gelosi non venisse calo alla loro autorità, impetrarono che, invece delle scuole, si piantasse il loro convento. Egli ottenne pure dal papa che i canonici di Sondrio fossero obbligati alle cure d'anime. Lasciò manoscritti in grossi volumi lo stato della pieve di Sondrio, ed altre cose degli affari correnti, e morì arcivescovo di S. Severina.

(74) Vedi Relazione dell'empia scelleraggine dei Bernesi, Zurigani e Grigioni eretici nella loro passata in Valtellina. Milano, Malatesta 1620

(75) Le ho fedelmente raccapezzate da forse quaranta suppliche libelli, richiami eccetera di quel tempo.

(76) Vedi Véritable et solide responce aux calomnies, et raisons desquelles les resbelles de la Valtelline, vrais et naturels sujets des Grisons, pallient et desguisent leurs exécrables forfaits, voulant par une entreprise imprudente et abominable persuader aux rois et potentats de prendre les armes pour leur défence et protection.

(77) RIPAMONTI, 1. IV p. 65. Questi fatti sono esposti anche nella Legatio Rhaetica del Pascal, cioè Carlo Pasquali di Cuneo, che servì utilmente ai re francesi come diplomatico, e fra altre opere scrisse il Legatus, che è il primo trattato dei doveri e delle attribuzioni degli ambasciatori.

(78) Nelle opere di fra Paolo Sarpi, (Verona, 1758, vol. VIII p. 160) è una scrittura sopra gli affari della Valtellina, dettata colla limpidezza che quel famoso soleva, e dove tende a mostrare come da antico la Spagna si mostrasse ghiotta di quel paese, e ne instigasse i movimenti.

(79) Il Ludovisi suddetto era caldo protettore del celeberrimo Marini. Il Bagno era capo dei Ghibellini di Roma, e grand'amico dell'illustre Cartesio. V. BAILLET, Vie de Descartes, I 119.

(80) "Diletti figli, salute e benedizione apostolica. Non potranno mai lagnarsi d'essere stati dai pontefici in tanta necessità abbandonati i Valtellinesi, difensori della libertà e propugnatori della religione. Tanto vediamo in Europa stimassi questo paese e per l'opportunità dei luoghi e per la virtù degli abitanti, che il possesso d'una sola valle può rompere la concordia fra potentissimi re, e suscitare l'armi di ferocissime nazioni" Bolla del 22 giugno 1624.

(81) V. Istoria delle missioni de' frati minori cappuccini della provincia di Brescia nella Rezia dal 1621 al 1693 pel P. F. Clemente da Brescia. Trento, Pavone 1702. Ivi sono descritti alla grossa i martirii di molti santificati da poi, e le superstizioni che correvano fra quei popoli.

(82) Rimasero da 500 arciducali; con loro cadde il beato Fedele da Sygmaringa cappuccino, odiatissimo prefetto di quelle missioni. LAVIZZARI, p. 254.

(83) Il forte di Tirano fu rifabbricato nel 1625 dai Veneti, dirigendo i lavori gl'ingegneri bresciani Jacobo Tebanello e Giambattista Lantana, architetto del duomo di Brescia, che per malattia colà contratta morì.

(84) ALBERTI, Antichità Bormiesi, m. 5.

(85) Si stamparono di quel tempo le Filippiche, attribuite generalmente ad Alessandro Tassoni, ove si dipinge la condizione di quest'Italia, straziante sé stessa a pro degli stranieri; e si esortano tutti a dar mano al duca di Savoja "che solo s'attraversa ai disegni della futura tirannide, che solo non è stato effeminato da questa non meno artificiosa che lunga quiete, che come poliedro adentato dal lupo s'è fatto più coraggioso dopo i travagli" e si lagna che le lentezze, le freddezze, i timori del papa, del granduca, di Venezia abbiano ridato baldanza alla Spagna.

(86) SCHILLER, Dreizigjähriges Krieg: lascio a sua coscienza l'esattezza.

(87) Al solo marchese Corrada diede la valle L. 30.550 perché sollecitasse la marcia delle truppe.

(88) In Como si comprava il frumento L. 100, la segale L. 70, il miglio L. 60 al moggio.

(89) Componeva egli allora un'epopea in ottave La caduta de' Longobardi: ma quando col fil della vita del poeta dalle Parche parcamente ordita, già si parallelava il filo della poetica tessitura del suo poema, recise Cloto crudele col filo della vita quello ancor del poema, e furono più veloci l'ali della morte a sopraggiungere, che quelle di Pegaso a sottrarsene. Così suo fratello nella prefazione ad esso poema stampato a Milano 1656. II Boldoni morì della peste nel 1630.

(90) TADINI, Ragguaglio dell'origine della peste ec. p. 13.

(91) Quella donna, faturata in un braccio di panno rosso, stette due mesi fitta nel letto senza mangiare, né bere altro che qualche stilla d'acqua infusale per un dente mancante. Eppure la vedevano affacciarsi alla finestra; ma come tosto s'accorgeva d'essere veduta, tornava al letto, ove immobile giaceva. Tardi guarì, non obstanti i debiti exorcsmi.

(92) ALBERTI, Ant. Borm. manoscritto.

(93) Manoscritti nell'archivio vescovile di Como.

(94) Probabilmente sono da riferire a quel tempo le ossa che si trovano al Fraele, che si sognano gigantesche, e che il popolo attribuisce agli Ariani uccisivi. Invano cercammo là intorno quel campo di Lugo, ove, secondo lo Sprecher, nessun fiore germoglia.

(95) Causa principale della rotta fu la vanità del Serbelloni stesso, il quale ricevuto lettere dal Fernamondo, ove gli si annunziava il sopraggiungere del Rohan, ricusò aprirle perché non lesse sulla soprascritta tutti i titoli a sé dovuti. I Valtellinesi, per ischivare contese dei convenevoli facili a sorgere allora, avevano decretato che sulle lettere si scrivesse nudamente Al sig. tale dei tali. Neppur questa fu dunque invenzione dei Giacobini.

(96) Vedi Memoires du Duc de Rohan. Questa marcia aveva fatto entrare il governo in disegno di una strada, che dal forte di Fuentes mettesse per Colico a Dorio, Corenno, Dervio e Bellano, poi per la Valsassina a Lecco. Lo spilorcio governo spagnuolo non aveva i mezzi di ridurre in fatto quel disegno, che con più audace e generoso proponimento noi vedemmo condotto a fine.

(97) È presso me la lettera ch'egli scrisse al Cavallero Giacomo Robustelli che Dio guardi, sotto il 14 agosto, invitandolo senza resta a Milano col capitano Guicciardi, il cancelliere Paravicini (uomo sommamente benemerito della valle, per cui molto soffrì) e qualche altro soggetto dei contadi.

(98) Nell'archivio della curia di Como.

(99) Vedi spesso il Desimoni nel Discorso Apologetico sopra la Valtellina.

(100) Nel 1614 il vescovo di Como, Archinti, impetrava di visitar la Valtellina, e ne mandò relazione a Paolo V. Dopo estreme lodi al paese, si consola che "in quell'esecranda libertà di vivere, e dire quanto a ciascuno piace" appena tremila persone abbiano adottato la riforma, e i popoli accorreano festosi e piangenti ad accompagnarlo. A Tirano trova da 150 eretici, vil plebe. I cattolici di Poschiavo e Brusio tengonsi incontaminati, benché misti ai calvinisti. In Sondrio questi erano potenti per numero e ricchezza, sicché a fatica egli vi ottenne accesso. Più pericolosa era la Val di Chiavenna, e dalla Pregalia i riformati minacciavano assalirlo in armi. Un terzo dei Chiavennaschi aveva abbracciato l'errore, fra cui i meglio stanti.


Il Sacro Macello di Valtellina - 22/23

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