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- Da Firenze a Digione - 40/50 -


sacrifica tutto. Io non ammetto nemmeno la così detta aristocrazia dell'intelligenza: il nascer savi è caso e non virtù, dirò parafrasando i celebri versi del Metastasio; ed allora? mi domanderà qualcheduno: allora, rispondo, io non ammetto che una sola aristocrazia, aristocrazia basata sull'eguaglianza, l'aristocrazia del lavoro!...

Mi scusino i lettori, se io vado di palo in frasca: mi scusino le lettrici che potranno ravvisare in me più un predicatore noioso, che un narratore giocondo; tra i miei appunti ho trovato anche queste linee e non sono stato buono di sacrificarle; non saprei dirne il motivo; ma per non fare brontolare nessuno rientro a gran carriera in carreggiata.

Mecheri, Materassi, Piccini, Bocconi ed io eravamo nella nostra camera, sognando tra una boccata e l'altra di fumo nuove battaglie, e per conseguenza nuovi trionfi. «Quando il vecchio passa in rassegna i soldati, si pensava tra noi, ci è sempre per aria qualche cosa di grosso». Per tranquillizzare gli amici e i parenti si scrivevano lettere nelle quali si magnificava il bel cielo che ci faceva credere di essere in primavera (come han sentito i lettori erano giornataccie piovose da metter l'uggia in corpo anche ad un'ombrellaio); si descriveva i nostri adipi che addivenivano d'ora in ora da canonici, si dava ad intendere che si apprestavano feste da ballo. Chi parlava di andare a Parigi, chi di riprendere Metz, chi di schizzare diritti diritti a Berlino...

_... Oh degli eventi umani Antiveder bugiardo!_

Spalancando la porta con una pedata, entra in camera Ghino Polese con un viso da far rizzare i bordoni all'uomo più apatista del mondo.

--Che è?--Gli si grida tutti a una voce.

--È...--e qui un moccolo da Livornese puro sangue--È... che si tratta nientemeno...

--Di assedio della città?

--Peggio... potremmo morire con le armi alla mano.

--I Prussiani son entrati?

--Ma peggio!

--Ma cosa dunque... per carità!

--Ci è l'armistizio!...

Un fulmine che fosse caduto in mezzo a noi poteva produrre il medesimo effetto. Prima un silenzio di morte, poi una salpa d'imprecazioni; tutte allo stesso indirizzo.

--Ma sei ben sicuro di quello che dici?

--Me lo ha assicurato un'ufficiale di stato maggiore...

--È impossibile! Parigi si difenderà fino all'ultima pietra.

--Parigi ha capitolato!...

Altro silenzio, poi tutti mossi dallo stesso pensiero giù a rotta di collo per la scala, onde portarci al quartier generale.

Sulla cantonata incontriamo la vaga Luisa... _Dites donc_... proferisce ed io secco secco la congedo con un «non ho tempo da perdere» e continuo la via... Dei gruppi concitati s'incontrano in qua e là... la parola vile errava dì bocca in bocca.

--E Favre che giurava che finchè esistesse una pietra di queste città l'invasore avrebbe trovato un baluardo.

--Ed è stato lui che ha segnato la capitolazione.

--E noi cosa faremo?--Gridava un disertore dall'esercito.

--Imparerete a servire la Francia--Di rimando rispondeva un Gallofobo.

E i popolani abbassavano il capo, quando noi si passava, che la maggioranza dei Digionesi era republicana: e lo svelto ed allegro Garibaldino era divenuto sornione e lo vedevi trascorrere colle mani in tasca, col berretto sugli occhi e mordendosi i labbri, e ad ogni poco sentivi ripetere, commiserandoli, i nomi dei prodi caduti... solo i volti dei _moblots_ brillavano per insueta gaiezza... non ci era più dubbio.

Colle gambe che ci facevano cilecca arrivammo alla prefettura; una folla di gente si accalcava intorno alle due colonne che son di fianco alla porta, e su cui si attaccavano i dispacci e le comunicazioni officiali: tutti si alzavano in piedi, e, quando erano pervenuti a leggere, si ritiravano mandando imprecazioni e grattandosi il capo. Si sarebbe detto che le magiche parole del convito di Baldassare fossero là, scolpite su quei marmi e che tutti coloro che vi si avvicinavano ne risentissero i terribili effetti.

Due sole righe di scritto: due righe che contenevano però la più dolorosa notizia per chiunque preferisce la dignità al beato vivere--«Oggi è stato concluso un'armistizio di ventun giorno». E dire che mani francesi non avevan rifiutato di firmare un patto, che segnava lo stigma sulla fronte di quella nazione che fin'ora come il favoloso Dio dell'Olimpo bastava muovesse le ciglia per fare allibire il mondo tutto dalla paura; e dire che un Favre era stato tra i manipolatori di tale infamia! Oh, allora si vide chiaramente che il vecchio republicano aveva ciurlato nel manico, oh! fin d'allora la gente dal cervello sottile preconizzava nel difensore d'Orsini, nel montagnardo dell'Impero uno dei tanti carnefici che hanno straziato la Francia. Impotente contro i Prussiani, si macchiò nel sangue dei suoi cittadini: ora si è ritirato, ma non tanto lontano che a lui non pervenga l'eco dei pianti e dell'imprecazioni delle migliaia d'orfani e di vedove che per lui son ridotte a stendere la mano! Ma di maggiore infamia si doveva macchiare Favre contro Garibaldi e di ciò sapranno tra poco i lettori.

L'armistizio fu la testa di Medusa dell'entusiasmo nostro; io vidi qualcuno piangere: la maggior parte si sbizzariva lanciando improperii a Favre e alla Francia: quella sera non canti per le vie, non le allegre conversazioni dei giorni passati, ma una musoneria generale... non vi era più fede!

Un'ordine del giorno di Garibaldi nel quale ci si esortava ad addestrarsi nelle armi, ad attender preparati il momento della riscossa, fece credere a diversi che non sarebbe stata cosa impossibile il potersi di nuovo misurare col nemico e ciò fece rinascere un poco quella gaiezza di cui davano tanta prova ne' dì del pericolo i Garibaldini. Per conto mio non mi illudevo: armistizio non poteva significare che pace disonorante: la resa di Parigi lo diceva troppo chiaràmente, eppoi da quando in qua i seguaci di Garibaldi potranno ottenere un completo trionfo?.. Gli unitari d'oggi non lo relegarono nel 60 a Caprera, mentre volava alla conquista di Roma? Gli arfasatti che gli si caccian sempre davanti non gli han fatto sgombrare il Tirolo, quando palmo a palmo lo aveva conquistato, mentre a Lissa e Custoza veniva oltraggiata la bandiera italiana?.. Non fu il prode Generale ferito da piombo italiano a Aspromonte?.. Non fu lasciato dopo la vittoria di Monterotondo, solo a Mentana e si lasciarono scannare i suoi generosi, mentre trentamila uomini di truppa italiana erano sul confine? Non si è sempre cercato di sfruttare i suoi trionfi, facendolo poi passare quasi per un pazzo per un avventuriere? Non si è avuto il coraggio di stampare, che lo si aveva aiutato, mentre si era tentato ogni mezzo per avversarlo o per screditarlo?.. I repubblicani francesi erano presso a poco gli stessi pagliacci dei consorti italiani, ed era da prevedersi quello che era avvenuto, quello che avvenne dipoi. Ma muovan pur guerra le anime vili e i livreati pigmei a quest'uomo che da solo basterebbe a riabilitare la società, tentino pure di schiacciarlo e di avvilirlo, Garibaldi vincerà sempra in nome della libertà, vincerà anche perdendo perché il suo nome oramai rappresenta una idea e le idee non si vìncono.

CAPITOLO XXII.

Passammo il lunedì svogliatamente, senza conclusione alcuna: fino allora il pensiero dell'Italia di rado balenava nella nostra mente, ma dall'ora fatale in cui cominciò a tenzonarci nel capo il dubbio che non avremmo fatto più alcuna cosa, vennero ad assalirci tutte ad un tratto le care affezioni alle quali avevamo dato un'addio, ed un cocente desiderio di rivarcare le Alpi occupò le nostre anime.

--Noi abbiamo finito di combattere--Dicevo alla vaga Luisa che colla testolina chinata sempre osava appena guardarci.

--Oh! voi siete felice.. voi rivedrete la vostra bella io me la immagino... _una charmante pétite Italienne_.

--No, assicuratevelo, io non son punto felice!

--E perché?

--Voi... Francese... mi potete domandare il perchè?

--Io Francese vedo che siamo traditi.

--E... e..--gridai io dimenticandomi di parlare con una donna.

--Ed ho pianto--Sussurrò lei con le lacrime agli occhi.

--Vi ricorderete di me?

--Sempre... ci avete il vostro ritratto?

--No!

--Me lo manderete?

--Ve lo prometto!

--Grazie... io voglio tanto bene ai Garibaldini.

Questa parola fu un balsamo per l'esacerbato mio spirito; di cosa non è capace una donna?... Per niente gli antichi non immaginarono Ercole che fila ai piedi di Onfale.

E così venne il martedì, giornata che noi credevamo simile alle altre che ci aspettavano, per monotomia e che grazie alla lealtà dei governanti francesi doveva esser pregna per noi di avvenimenti di nuovissimo genere.


Da Firenze a Digione - 40/50

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