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- Da Firenze a Digione - 50/50 -


meditazioni, salutando con un inno il sole che nasce, ritrovando una lacrima, quando la squilla della sera che invita a pregar pei morti ripercotesse quell'aure calme, che t'incitano a esser buono e a sperare.

Mi avveggo che io, fumatore per eccellenza, ho da due ore il sigaro spento e che non ho importunato alcun'amico per avere un fiammifero.

Giungiamo a Chambery; ci tratteniamo alcuni minuti: tanto, perchè le gentili signore della capitale della Savoia ci offrano una refezioncella, a cui facciamo onore con un'appetito invidiabile.

Altre montagne, altri boschi, Montmelian in lontananza, ecco cosa ci offre il breve tragitto che da Chambery ha da farsi per arrivare a Saint Michel. Qui ci si ferma una buona mezz'ora: fa un freddo indiavolato: ci sembra di esser ritornati ai primi giorni della campagna: si monta nel treno Fell, e ci si accinge a traversare le Alpi.

Il passeggio delle Alpi colla ferrovia Fell è una cosa imponente: il pauroso che si affaccia al vagone in tal traversata, son persuaso, che passa un cattivo momento: ma per noi, che tanto poco curiamo i pericoli, vi assicuro che è uno dei più attraenti spettacoli. Trovarsi in cima a burroni tanto scoscesi da perder gli occhi per volerne rintracciare la fine, vedere ogni tanto qualche picco, passare in mezzo a una neve perenne, osservare le centinaia di croci che in ricordo di disgrazie avvenute son seminate lungo la via, ti da un ebbrezza da farti pigliare la vertigine. Ah! potenza del progresso!... Quell'Alpi che Annibale e Napoleone giunsero solamente a valicare con tanta iattura dei suoi, or si sorpassano in poco più di quattro ore, e, quando sarà compiuto il foro del Moncenisio, i cui lavori non possiamo a meno di ammirare anche trasvolando quassù, il più imbecille dei commessi viaggiatori supererà i baluardi della natura, fino ora detti insuperabili, nel medesimo tempo che agli eroi ci voleva per muovere solamente di un passo una balestra o un cannone.

Traversiamo Modane: Modane è un grazioso, bizzarro e pittoresco paesucolo di case di legno, di capanne fatte alla peggio, ove abita la gran quantità degli operai che sono occupati ai lavori della ferrovia. Ci si beve una grappa eccellente: le donne vi posson trovare a qualunque ora un buon bicchiere di latte.

Il nostro guardatreni scende e ne sale uno nuovo, il quale fa presto amicizia con noi: ci dice in buona lingua Italiana che alla mattina ha accompagnato tre ufficiali dello stato maggiore italiano e che uno scese più avanti per studiar quelle posizioni. Gran meraviglia da parte nostra: tre ufficiali di stato maggiore che studiano, ma dunque in Italia voglion morire?!

Vediamo il forte d'Esilles.

--Ora siamo in Italia--Mi dice il guardatreni.

Sento allargarmi il cuore: un senso di dolcezza mi corre di fibra in fibra e ripeto, entusiasta agli amici: Siamo in Italia.

--E ora?--Mi risponde uno in tuono di dubbiosa ansietà.

--E ora che?... Di rimando rispondo.

--Come ci tratteranno i nostri padroni?

Restai pensieroso, ma uno, certamente più giovine e per conseguenza più poeta di me, prese la parola e schiccherò questo bel discorsino. Come vuoi che ci trattino?... Io lassù in Francia ho letto dei giornali e tutti dicevano bene di noi e celebravano le vittorie di Garibaldi: la nostra gloria, assicuratevelo, ha avuto un'eco potente nelle nostre città, quantunque avvilite e prostrate sotto il falso sistema che le corrompe, tenendole schiave: noi non siamo fuggiti: reietti dal governo Francese, pochi, senz'arme abbiamo vinto: i nostri compagni più cari, i giovini in cui l'Italia riponeva ogni sua speranza si son lasciati cadaveri: la morte ha falciato nelle nostre file con più animazione di quella con cui il colono falcia le spiche: poveri siamo partiti, più poveri siamo tornati: abbiamo affrontato fatiche che a narrarle soltanto possono sembrare impossibili, abbiamo fatto sempre il nostro dovere... come vuoi che ci accolga il nostro popolo, come vuoi che ci accolga il nostro governo? Abbiamo forse fatto disonore all'Italia? le glorie della camicia rossa non sono state oscurate: il nostro debito di graditudine verso la Francia è stato pagato; abbiam vinto, abbiam tolto una bandiera al nemico ah! non temete: il governo Italiano non si darà per inteso del nostro arrivo, e non ci farà dei soprusi... è impossibile!... La gloria Italiana si è arricchita di una nuova pagina, e chiunque si sente balzare nel petto un cuore che risponda degnamente a' sentimenti italiani, non potrà che applaudirci.

--Va bene--Gridammo noi tutti solleticati a tale speranza--Va bene--Viva l'Italia!

--Evviva tutti coloro che non son mai mancati al proprio dovere!...

--E che gli avversarii onesti sono in obbligo di rispettare...

--Come farà il governo Italiano!

--Susa!...--Grida in perfetto accento piemontese la guardia della stazione.

--Ci siamo!--Si grida noi tutti, emettendo un sospiro di contentezza.

Scendiamo, anche avanti che il treno si fermi: calpestiamo con compiacenza la terra italiana, le parole semibarbare di due o tre paesani che ci stringono la mano, ci sembrano una musica paradisiaca...

--Facciano il piacere di venire con noi--Mi dice battendomi sulla spalla, un carabiniere.

--E dove si ha andare?...

--Dal sor Delegato...

--Ho capito...

Povero amico!... Come hai speso bene il tuo fiato, quando ci hai voluto convincere sulle buone grazie che il governo Italiano avrebbe usato a nostro riguardo!... Seguitiamo dunque i carabinieri e andiamo dal sor Delegato...

FINE


Da Firenze a Digione - 50/50

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