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- Rime - 24/33 -


che mi promette il bel, che s'ode e vede? Apri, Tirrenia, le rosate porte: mostra, Tirrenia, i candidi ligustri: spargi, Tirrenia, in graziosi accenti l'ambrosia e 'l mel de l'amorosa lingua. Di', Tirrenia, una volta: te solo amo, al fedel Mopso tuo, che te sola ama. Dillo, Tirrenia, e scopri il caro seno, apri 'l giardin d'amor, dimostra al sole i dolci pomi e gli odorati gigli. Leva, Tirrenia, l'inimico velo ch'a te'l tuo bel, a me 'l mio ben nasconde. Invido avaro velo: avara mano, crudo velo; man cruda e crudo core, che tanto bene a gli occhi miei contendi.

Ninfa crudele, e perché con tant'arte sì fieramente a' miei desir contrasti? Ninfa crudele infin a gli occhi miei, a gli occhi miei, crudele, hai posto 'l freno. Deh, leva 'l velo omai, levane i nodi; leva la crudeltà del natio petto: lascia andar gli occhi vaghi al lor diporto tra i diletti di Flora e di Pomona, là ve vaga beltà, bella vaghezza movon d'intorno le purpuree penne, e fan festa ad Amor, che la sua fede ha locata tra 'l bel de i cari pomi. Man bella, cara man disciogli il laccio, allarga il velo, o mano: a la man mia sii cortese man cara: a la mia sete porgi alcun refrigerio poi ch'invano prego 'l petto crudel, e 'nvano aspiro a la beltà de le purpuree gote, invano al bel de le rosate labbra.

Ninfa bella e crudele, in cui combatte bellezza e crudeltà, come non hai qualche pietà di me? Le selve e gli antri piangono al pianto mio; meco si lagna eco non men del mio che del suo duolo: e sovente gli augei su per li rami muti si fanno a le mie doglie intenti: e le gregge rivolte a i miei sospiri, i paschi e i fonti mandano in oblio. E tu sola se' nuda di pietade.

Vien, Ninfa bella, e fra le molli braccia raccogli quel, che con le braccia aperte disioso t'aspetta; e nel tuo grembo ricevi lieta l'infocato amante; stringi 'l bramoso amante, e strette aggiungi le labbra a le sue labbra, e 'l vivo spirto suggi de l'alma amata, e del tuo spirto il vivo fiore ispira a le sue brame. Giungansi insieme gli amorosi petti: premer si sentan le vezzose poppe, le belle poppe delicate e sode, dal petto ad amor sacro e sacro a Febo, non si ritengan più celate o chiuse; le belle membra tue morbide e bianche più che 'l cacio novello e più che 'l latte, ad amor le consacra: e al tuo amante qual vite ad olmo avviticchiata e stretta, con lui cogli d'amore i dolci frutti.

II.

IL SOLE

Mopso, solo.

Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora il pianeta maggior nell'oriente, inargentando i nuviletti d'oro: quand'io, ch'avea col fischio e con la verga scorta mia greggia a i rugiadosi paschi, posto a seder sott'una antica quercia, notava intento il dilettevol suono, che d'intorno facean le pecorelle tondendo il verde de l'erboso suolo. Ed ecco l'armonia d'una zampogna sonar non lunge. Io da le dolci note tratto, e lasciando il mio maggior pensiero, in piè risorto, cheto, passo passo, ver là mi mossi, e vidi a piè d'un faggio sedersi un solo. E quanto gli occhi miei scorger potero in quella incerta luce mi parve Mopso; Mopso a cui le selve son testimonie quanto a l'alme Muse, e quanto ei sia ad Amor fedele amico. E quale in pria mi parve, tal la voce e 'l chiaro giorno poi mostrolmi aperto. Quivi vago d'udir suoi dolci accenti dietro una macchia stretto mi raccolsi. E egli omai spuntando il primo raggio del novo giorno, al dir la lingua mosse, accompagnando il suon con tai parole:

MOPSO. Sorgi omai chiaro sole, e 'l ciel aprendo l'aer rischiara; e 'l mare intorno imbianca; la terra alluma; e 'l desiato giorno riporta a gli animali e ai pastori. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Se non hai sole e se colei non ave cosa simil, ben posso dir di voi, che tu se' a lei, ed ella a te simile. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Solo se' sol, ch'in tutti gli alti giri lume non è ch'al tuo lume s'aguagli, nè lassù fuoco v'ha che t'assimigli. E sola è sol in acque, in selve e in monti: la bella ninfa mia, ch'è così sola, che beltà non si mira a lei sembiante. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Quando cinto di raggi il capo biondo a noi ti mostri, fugge d'ogni intorno la cieca notte da l'ombrosa terra: e s'allegrano in piani, in poggi e in boschi le solitarie fiere, i vaghi augelli, e con gli armenti, pecore e bifolchi. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

E quando 'l lampeggiar del divo lume a me si scopre, del mio tristo core si scuote intorno il tenebroso velo: gioiscon gli occhi miei: l'anima mia tutta s'allegra e seco i miei pensieri; e meco gode il mio cornuto armento. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Poi come le montagne d'occidente ingombran la tua luce, e tu t'invii al tuo riposo là nei bassi liti, la fosca notte entro a l'oscuro manto involve 'l cielo, e involve gli animali, tenendo il mondo in tenebre sepolto. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

E come del mio sol l'amata vista da me si parte, al dipartir di lei a me in un punto ogni mia luce è tolta. Il giorno mio sen va verso l'occaso e son sepolti in tenebrosa notte i miei pensier, il cor, l'animo e l'alma. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Da che tolta è dal ciel tua ardente fiamma, perché 'l superno chiostro intorno splenda di mille ardori, non però ritorna il giorno al mondo infin che non ritorni tu, la cui luce ogni altra luce asconde. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

E da ch'io de' begli occhi ho gli occhi privi perché da mille belle e vaghe ninfe cinto mi vegga, non però s'aggiorna dentro al mio cor fin che colei non riede, il cui bel lume ogni altro lume adombra. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Qualor avvien ch'a la tua accesa face occhio mortal s'arrischi alzar i rai per ritrar forse l'alma tua figura, la soverchia virtù del tuo splendore sì l'abbarbaglia, che smarrito e vinto ad ogni aspetto uman si trova infermo. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

E io qualor a la mia ardente lampa mi riprovo d'alzar gli occhi e la mente, per farne poi ne i tronchi alcun disegno, il divo onor del rilucente oggetto sì mi confonde, che perduti i sensi non sento quel, che di me stesso io senta. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Poi quando più 'l tuo lume s'avvicina al mondo nostro, occhio del mondo eterno, e più drizzi i tuoi raggi sopra noi, arde la terra, e arde ogni vivente; e de la sete per colli e per piani mancar si veggon gli alberi e l'erbette. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

E quando a me 'l mio amato sol s'appressa (il sol ch'è solo il sol de la mia vita) e fiammeggiando in me 'l suo lampo vibra, arde in me 'l cor, ardon miei accesi spirti, e 'n me s'infiamma un sì caldo disire ch'a me stesso mi sento venir manco. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Tu con la tua virtù non solo allumi, non solo incendi quel che fuor si scorge,


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